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ABADIA DE NOSSA SENHORA DE FONTGOMBAULT  CELEBRA TODA A LITURGIA  NA REFORMA DO MISSAL FEITA POR SÃO JOÃO XXIII
EM 1962 E LIBERALIZADA POR SUA SANTIDADE BENTO XVI EM 7/7/2007 COM O MOTU PRÓPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM".
ACTUALMENTE A COMUNIDADE CONTA COM CERCA DE 60 MONJES E FUNDOU MAIS OUTRAS 5 ABADIAS DE QUE ELA É A CASA-MÃE,
TODAS REZAM O BREVIÁRIO MONÁSTICO EM LATIM E A A SANTA MISSA É SEMPRE CELEBRADA NA FORMA EXTRAORDINÁRIA EM
FORMA SOLENE E CANTADA EM GREGORIANO.


  

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Agosto (43)

domingo, 24 de setembro de 2017

ALLA SCUOLA DELL’AMORE – Divo Barsotti


 Posted on Novembre 16th, 2008 di Angelo |
  

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Divo Barsotti mistico del ’900

ALLA SCUOLA DELL’AMORE

Libro donato ai naviganti dalla Comunità dei figli di Dio



 Avvertenza

Queste meditazioni sono state dettate da don Divo Barsotti alle suore della Visitazione di Quinto al Mare (GE). Trascritte direttamente dal registratore, non sono state rivedute dall’Autore. Il lettore intuirà senza dubbio il calore appassionato con cui le meditazioni sono state pronunciate, anche se fatalmente la parola scritta non riesce e riprodurlo

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1.

IL MISTERO DELLA VISITAZIONE


Una visita personale

 

È un mistero dolcissimo. È il mistero della carità di Maria che va da sua cugina Elisabetta, per assisterla negli ultimi mesi della sua gravidanza. Mistero della carità di Maria, che è un continuo venire ad ogni anima, per assistere ogni anima nel suo cammino verso Dio.

Come Nostro Signore, anche Maria Santissima nei suoi misteri vive una missione, che non termina se non con la fine del tempo. Non solo la grazia di quella carità che porta la Regina del cielo dalla cugina Elisabetta si fa presente oggi nella Chiesa per ogni anima, ma, di più, si fa presente la visita stessa della Vergine ad ogni anima.

Nella sua vita terrena la Vergine, come noi, era condizionata dal tempo e dallo spazio; non poteva nel medesimo tempo andare da Elisabetta e rimanere con Giuseppe o andare al Tempio di Gerusalemme, vivere cioè in molteplici luoghi, come molteplice invece poteva essere il desiderio dell’anima sua di soccorrere tutti coloro che potevano avere bisogno di lei. Così anche Gesù. Non appare nel Vangelo che nella sua vita mortale abbia voluto usare del dono di una bilocazione, ad esempio: anche lui se era a Betlemme non era a Nazaret, se era a Gerusalemme non era in Samaria. Condizionata come noi, Maria non poteva vivere che in un solo luogo, non poteva vivere che un solo atto di amore.

Non così dopo la sua glorificazione. Come il Cristo dopo la sua risurrezione gloriosa si fa presente ad ogni anima, si unisce a ciascuno di noi e vive in ognuno di noi “Dimorate in me ed io in voi”, dice Gesù, così la Vergine; ella è là dove ama, ella è dunque in un continuo visitare ciascuno di noi, nella sua carità. Non è soltanto una presenza di ricordo, non è soltanto una presenza spirituale come potrebbe essere la presenza, in noi, del nostro affetto e del nostro amore per tutti coloro che amiamo. Non è così, è una presenza reale; la Vergine non è più condizionata né dal tempo né dallo spazio. Ella vive soltanto la pienezza di un amore, che rende possibile alla sua natura di donna glorificata di vivere con ciascuno di coloro che ama, di vivere venendo a ciascuno che ama. Perché la visita di Maria Santissima, non più legata ai luoghi, ma legata alle anime, viene a ciascuna anima che particolarmente è disposta ad accoglierla.leggere...

La vera ospitalità cristiana. Don Divo Barsotti

DISCERNERE
Uno sguardo profetico sugli eventi

 

Omelia - Casa San Sergio 2 maiana. Don Divo Barsottirzo 1984 (1 Pt 4, 7-13)

Siamo quasi alla fine della Prima Lettera di san Pietro. Nella pericope che abbiamo ascoltato stamani, l'apostolo ci dice quella che dev'essere la nostra vita nella Comunità cristiana e quello che noi dobbiamo invece sopportare con gioia da parte del mondo.
Tutti e due gli atteggiamenti propri del cristiano sono determinati dalla prossimità della fine. È perché l'anima è cosciente di essere nell'imminenza dell'incontro con Dio che la sua vita non può essere che preghiera, un'attesa di desiderio, un'attesa nell'amore di questo incontro divino. È poi la carità che ci unisce.
È sempre questa, in fondo, la vita di ogni uomo e perciò anche la vita religiosa: rapporto con Dio, rapporto con gli altri, rapporto con noi stessi. E il rapporto con Dio non può essere che la preghiera, una preghiera che è, sì, già una comunione di amore, ma non può prescindere dal desiderio di una comunione più perfetta e pienamente sperimentata; è la manifestazione ultima della gloria che l'anima attende. Pur vivendo nel mistero, già una unione con Dio, questa unione con Dio nel mistero non può ancora beatificarci perché tocca soltanto l'apice della nostra anima, del nostro spirito, mentre la nostra esperienza psicologica e anche la nostra vita nel corpo, ci impediscono di fruire pienamente di questa immensa gioia che ci deriva dal dono che Dio ci fa di Se stesso. È in quanto Dio già vive in noi che noi lo desideriamo. È proprio nella misura che Egli si è fatto in qualche modo presente in noi che Egli alimenta la nostra fame, il nostro desiderio di Lui. Viviamo dunque questa preghiera, che è la preghiera della sposa, come dice l'Apocalisse nell'ultimo versetto: "E l'anima e lo Spirito dicono: Vieni!". "Amen, sì, vengo presto", risponde Gesù.
E poi la carità fraterna, una carità che è fatta anche di piccole cose, ma implica soprattutto l'ospitalità. Che cos'è questa ospitalità? In fondo oggi non viviamo più come al tempo di san Pietro, così estranei gli uni agli altri, senza possibilità poi di avere un minimo di conforto, dovendo andare lontano; e d'altra parte è anche vero che invece tutte le case sono più chiuse. Ma lasciamo da parte questo; può darsi anche che tutto questo non sia un male (può darsi; non lo so); ma la cosa importante mi sembra che sia un'altra: è l'ospitalità, è l'abitare negli altri e il far sì che gli altri abitino in noi. Siamo troppo egoisti. Tante volte, anche semplicemente ascoltando chi parla, si avverte subito che colui che parla non fa altro che girare intorno a se stesso e che gli interessano soltanto le cose che lo toccano; mai che veramente viva i problemi degli altri, mai che viva, non dico le pene, ma anche le gioie degli altri. Si ha bisogno di fare il vuoto riguardo a ciò che interessa i fratelli per non far presente agli altri che noi stessi; si parla di noi.leggere...

Ne ha parlato il cardinale di Bologna Carlo Caffarra Don Divo di fronte alla santità

di Fabio Filidei 
Un pubblico numeroso ha seguito con grande interesse la conferenza del Card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, dal titolo “La Santità del laico: Concilio ecumenico Vaticano II e don Barsotti”, che si è svolta domenica scorsa a palazzo Grifoni a San Miniato. Si è trattato di un momento di alto livello culturale, che è rientrato nella manifestazione “Divo Barsotti. Un mistico del Novecento”. L’incontro è stato introdotto e moderato da don Andrea Bellandi, preside della Facoltà teologica dell’Italia Centrale, il quale ha presentato il tema della conferenza, sottolineando lo spessore spirituale della figura di don Barsotti. Il moderatore ha dato poi la parola al nostro vescovo, il quale si è detto felice di ospitare a San Miniato il Card. Caffarra. Allo stesso tempo, si è detto felice per la realizzazione della mostra/evento dedicata a don Divo Barsotti proprio a San Miniato, nel luogo in cui don Divo si è formato, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale, e, per qualche tempo, ha insegnato. “Questi giorni”, ha detto Mons. Tardelli, “sono stati intensi, belli e significativi”. Ricordando in particolare la Santa Messa concelebrata dai vescovi toscani in Cattedrale lo scorso 6 febbraio, il vescovo ha dipinto don Barsotti come un autentico testimone del Vangelo. Le parole del vescovo sono state seguite da un sentito intervento di padre Serafino Tognetti, superiore della Comunità dei figli di Dio, la comunità fondata proprio dal mistico di Palaia. Nel suo intervento padre Serafino ha detto, da un lato, di ritenersi “un privilegiato per aver vissuto 22 anni o don Barsotti”; dall’altro, ha ricordato le frequenti visite che il Card. Caffarra ha fatto a don Divo a suo eremo a Settignano, definendolo come un figlio per il “padre” don Divo. Dopo questi saluti ha preso la parola il card. Carlo Caffarra. “Quando”, ha esordito il cardinale, “lo scorso agosto il vostro vescovo mi ha chiamato chiedendomi di fare un intervento per ricordare don Divo Barsotti, la mia risposta è stata subito affermativa”. Parole che esprimono il profondo legame che unisce il card. Caffarra a don Divo. Non a caso, nel corso di un’intervista concessa al corriere della sera, ha messo don Barsotti tra le persone più determinanti della sua vita, insieme a Giovanni Paolo II e a don Giussani.  leggere...

Don Divo Barsotti raccontato da Padre Serafino Tognetti


source

Titolo originale: Intervista a Padre Serafino Tognetti - Di Cristina Siccardi

Padre Serafino Tognetti è nato a Bologna nel 1960. Dal 1983 è membro della Comunità dei figli di Dio fondata da don Divo Barsotti (1914-2006), ed è sacerdote dal 1990. Padre Serafino ha gentilmente rilasciato questa intervista dove parla del suo padre fondatore, con il quale ebbe modo di vivere e collaborare in stretta figliolanza spirituale.

Padre, Lei ha avuto la possibilità di vivere insieme a Don Divo Barsotti. In che anno e in quali circostanze lo conobbe? Che cosa di lui la rapì maggiormente?
Il mio incontro con don Divo Barsotti risale agli inizi degli anni ’80. Io avevo vent’anni, frequentavo la parrocchia ma non avevo nessuna idea di vocazione e nemmeno avevo una vita di preghiera significativa. La prima volta che vidi don Barsotti fu in occasione di una santa Messa e rimasi colpito, sorpreso, quasi turbato dalla sua celebrazione eucaristica, dall’intensità della sua preghiera: chino sull’altare, piangeva sommessamente e pregava commosso durante la consacrazione, totalmente preso da quello che stava celebrando, assente ad ogni altra realtà che non fosse la presenza di Dio, della sua bontà, del suo Sacrificio. Ogni volta che celebrava la Messa viveva questa partecipazione.

Come riusciva a conciliare il suo misticismo con le ampie relazioni intellettuali e spirituali, che mantenne per tutta la vita, uscendo, quindi, dall’eremo?
Per don Divo Barsotti non vi erano due vite o più vite: tutto doveva essere vita di presenza in Cristo, come se gli atti della giornata, pur diversi, avessero una continuità. Ci ripeteva che non vi doveva essere per noi differenza tra mangiare o dormire o passeggiare o studiare, se si viveva tutto alla presenza del Signore Gesù. In questo senso, non vi erano per lui momenti “profani”, tutto era sacro (tranne il peccato, s’intende.
Allora la preghiera diventava la manifestazione più intensa di quella Presenza, che ordinariamente doveva costituire il tessuto di tutta la giornata. E giornata – di badi bene – non monastica, ma cristiana, perché questo senso di Presenza di Cristo risorto non è un privilegio dei religiosi. Il Cristo è la vita di tutti i battezzati. Se non è così, non è nulla. Uscire dall’eremo era per lui come restarvi, perché quell’eremo lo portava sempre dentro. Ho ricevuto l’esempio di un uomo di Dio che, come si dice di san Domenico, o parlava di Dio o parlava con Dio.
Il suo mondo era il mondo di Dio, che al tempo stesso, dopo la Resurrezione del Cristo, è anche il mondo della Grazia che pervade l’universo, per chi vuole accoglierlo. Ecco perché i suoi veri amici erano i santi, coloro che popolano il mondo di Dio.

Quali furono gli “incontri” che lo segnarono particolarmente?
Più che con persone viventi, furono i libri a segnarlo, ossia i grandi del passato. A 13 anni aveva già letto tutti i grandi romanzi di Dostoevskij, a 14 tutto Shakespeare, Omero e altri classici: aveva una incredibile sete di conoscenza. Ci disse che a “risvegliarlo” alla fede non furono gli uomini del suo tempo ma proprio il romanziere russo Dostoevskij. Poi nella sua vita ebbe incontri con tanti uomini di cultura o di Chiesa come Von Balthasar, Bouyer, Evdokimov, La Pira, Merton; conobbe tanti che ora sono in processo di beatificazione come il Cardinale Dalla Costa, don Giustino Russolillo, don Giulio Facibeni, Marcello Candia. Direi che non ebbe dei veri e propri maestri e non dipese, nella sua esperienza interiore, da alcuno, se non forse da san Giovanni della Croce.

Può ricordarci i libri che maggiormente amò e a quali santi era più legato: come dimostrava la sua devozione nei loro confronti?
Don Divo leggeva moltissimo. Nella lettura cercava di entrare in rapporto con l’autore e nutrirsi della sua esperienza. Lesse molto i Padri della Chiesa, tra i quali prediligeva il teologo Ireneo e Massimo il Confessore.
Fu questo bisogno di conoscenza che lo portò a imbattersi con il monachesimo russo: si fece tradurre un libretto su san Serafino di Sarov e scrisse poi un commento sulla sua vita, aprendo in Italia il filone della santità russa (si pensi al successo che ebbe poi il libro I racconti di un pellegrino russo).
Ogni volta che usciva la biografia di un santo cercava di procurarsela e la leggeva. Li leggeva per entrare in rapporto con loro, per sentirli amici, per vivere poi nella preghiera la loro vicinanza.
Tra i santi amava san Francesco di Assisi per il senso di libertà e di assolutezza, santa Gemma Galgani come santa della sua terra, il beato fiammingo Jan Ruusbroek per i suoi scritti mirabili, san Giovanni della Croce per il suo senso di Dio. Ma soprattutto amava i martiri. Gli uomini che avevano dato la vita per il Signore lo entusiasmavano. Li conosceva tutti.

Il Concilio Vaticano II fu determinante nella sua vita e lo attraversò con atteggiamenti diversi: prima con speranza e poi con delusione. Fu un vero e proprio travaglio. A quali conclusioni giunse la sua elaborazione intellettuale e spirituale?
Negli anni ’50 si trovano nei diari di don Divo delle pagine in cui egli manifesta un certo bisogno e desiderio di cambiamento, di approfondimento di alcune cose della vita della Chiesa, soprattutto nel rapporto tra cattolicesimo e con le altre religioni e qualche altra situazione della liturgia e della Sacra Scrittura. Forse non si aspettava l’indizione di un Concilio Ecumenico, ma quando fu promulgato e nei primi momenti della sua esecuzione seguì con interesse e speranza i lavori conciliari.
Le sue perplessità si manifestarono ben presto ed egli non nascose le sue preoccupazioni, critiche e anche amarezze nei confronti di alcune affermazioni e atteggiamenti del post-Concilio che affondavano le radici nel Concilio stesso. Non si capacitava di come avessero potuto imporre una riforma liturgica “fatta a tavolino” gettando a mare in quattro e quattr’otto un patrimonio di spiritualità liturgica imperdibile; non capiva come il “dialogo” con il mondo potesse significare andare incontro alle esigenze del mondo che si oppone a Dio trascurando il Mistero della morte di Croce, per non parlare della nuova idea missionaria che, di fatto, non predicava più il Cristo e la conversione a Lui ma solo l’unità tra i popoli: questo lo faceva tremendamente soffrire. Un uomo come lui, il quale sosteneva che la vera azione del cristiano è la preghiera, come poteva accettare tutto questo? “Se mancassero gli oranti alla Chiesa – diceva – non le sarebbero di nessun aiuto né i teologi né gli organizzatori e nemmeno gli apostoli”. E ancora: “Il dialogo con l’ateismo è per la Chiesa la suprema tentazione. Per il dialogo essa deve stabilire un terreno comune. Come stabilirlo quando vi è radicale opposizione? Sì, noi siamo mandati al mondo, ma per rivelare Dio”.
A quale conclusione giunse la sua elaborazione intellettuale e spirituale è difficile rispondere. Don Barsotti era un uomo di Dio, un mistico: tante cose appaiono in lui come denuncia, ma senza che ad esso segua una precisa proposta concreta. La risposta ad ogni problema in fondo doveva consistere in un ritorno radicale e assoluto a Cristo. “Non posso rinunciare ad una mia responsabilità universale – scriveva nel 1971 – e non credere che la mia vita abbia un peso immenso. Di fatto è ben questo che sento: il mondo precipita nella dannazione e sono io che debbo salvarlo. Il Cristo che vive in me”. Ecco, si faceva carico del peso del mondo e soffriva per la salvezza degli uomini.

Che cosa significa e che cosa implica essere figli spirituali di Don Barsotti?
Significa cercare di vivere alla presenza di Dio ogni atto della nostra giornata, significa il primato assoluto di Dio e delle sue esigenze, significa il primato dell’adorazione e della lode sull’azione sociale. Ciò di cui il mondo ha bisogno è la testimonianza della presenza di Dio, questa testimonianza i cristiani la danno non “facendo”, ma “essendo”, assumendo i valori di tutte le culture del passato e del presente e portandole a Dio nella preghiera. Le opere passano – don Divo usava ripetere – chi non passa è la persona o, meglio, l’amore. Il santo non impressiona per le grandi opere che fa, ma per la luce che emana, e questa luce è la presenza stessa di Dio nel suo cuore. Egli ripeteva che la virtù più importante per l’uomo è l’umiltà. Don Divo indicava in san Serafino di Sarov e in san Charbel Makhlouf due esempi per tutta la Chiesa; eppure furono due uomini che vissero la maggior parte della loro vita stando nascosti agli occhi di tutti. Convertivano anche senza parlare.
Essere quindi figli spirituali di don Divo Barsotti significa riaffermare nella Chiesa e nel mondo il primato di Dio in ogni stato di vita, in ogni opera, portando tutto a Lui nella preghiera, sprofondando davanti a Lui in una umiltà sincera.

In che termini, oggi, il suo insegnamento può essere di soccorso al Sommo Pontefice e alla Santa Chiesa, attraversata da una profonda e lacerante crisi?
Il richiamo a rimanere fermi nella fede in Cristo e al suo insegnamento di sempre. Andare “oltre” il Cristo, egli diceva, è un dramma, anzi, follia. Don Barsotti si lamentava che nella Chiesa si parlava a volte di Cristo come “pretesto” di passare rapidamente ad altro: alle necessità dell’uomo, ai problemi del mondo, alla pace tra le nazioni, eccetera, come se l’unico problema fosse cercare di stare meglio quaggiù e non la salvezza dell’anima. Secondo Barsotti, tutta la vita cristiana tende alla contemplazione e ha come meta la visione di Dio. Se è così, sottrarci alle esigenze di una vita contemplativa è una minaccia grave per il cristiano e per la Chiesa, la quale non realizza, senza questa forza contemplativa, la sua missione e la sua finalità: fare presente in Mistero della morte di croce del suo Signore e la sua resurrezione gloriosa, per manifestare Dio e rendere credibile ogni nostra predicazione.
I due capisaldi della spiritualità di Barsotti che possono oggi diventare attuali e urgenti sono l’esigenza di una fede assoluta nell’azione del Cristo, anche quando sembra che tutto vada male, e l’amore alla Liturgia e al divino sacrificio (la Messa). Questi due fondamenti formano i santi. Tornare alla predicazione delle Verità di fede e l’amore appassionato all’Eucaristia sono le grandi necessità, e sembra che il Papa attuale punti con insistenza su questi argomenti. Dovrebbe essere seguito da tutti i Vescovi con maggiore fedeltà e obbedienza.

Cristina Siccardi
Tratto da: cristinasiccardi.it

Divo Barsotti, un profeta per la Chiesa d'oggi


Anticipò di decenni le linee maestre dell'attuale pontificato. E oggi se ne scopre la grandezza, anche grazie a una mostra a lui dedicata. Visse a Firenze, nel vivo dei contrasti del Concilio e del dopoconcilio. Un commento critico del teologo Paolo Giannoni

di Sandro Magister



ROMA, 28 agosto 2007 – Al Meeting internazionale organizzato come ogni anno a Rimini in agosto, Comunione e Liberazione ha dedicato una mostra a una personalità cristiana immeritatamente poco nota, eppure grandissima: "Divo Barsotti, l'ultimo mistico del '900". 

Divo Barsotti – morto a 92 anni d'età il 15 febbraio del 2006 nel suo eremo di San Sergio a Settignano, sopra Firenze – fu sacerdote, teologo, fondatore della Comunità dei Figli di Dio e insigne mistico e maestro spirituale. 

Un anno prima di lui era morto a Milano don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione. I due non si incontrarono mai di persona, eppure si stimavano moltissimo. 

Il tema che Comunione e Liberazione ha fissato per il Meeting di quest'anno è stato: "La verità è il destino per il quale siamo fatti". 

E proprio sul primato della verità don Barsotti fondò tutta la sua vita e il suo insegnamento, in profetica sintonia con le linee maestre dell'attuale pontificato. Un motivo in più per riscoprirne e valorizzarne l'eredità. leggere...

Adiós a Monseñor Gherardini



Descanse en paz Monseñor Brunero Gherardini, Canónigo de la Basílica de San Pedro y amigo de la Liturgia tradicional.

Recordamos un breve texto suyo, del año 2011, sobre ambas formas del Rito Romano, publicado en su día por Acción Litúrgica:
"Benedicto XVI dando legitimidad al uso del Ordo antiguo, ha confirmado la unidad del Rito distinguiendo "forma ordinaria" y "forma extraordinaria". Que las cosas queden claras: es un poco difícil considerar como "extraordinaria" la forma clásica con la cual, durante siglos, la Iglesia ha expresado su culto público. Pero ésto no se opone a la doctrina sobre la unidad de ritos y la duplicidad de formas... La persona que se lance a un análisis rigurosamente crítico de las dos formas no tendrá normalmente dificultad en demostrar que la forma llamada "extraordinaria" se distingue sustancialmente, al menos en algunos pasajes, de la forma llamada "ordinaria"... Sabemos que el Ofertorio es una parte integrante del Sacrificio... Y, sin embargo, con el pretexto no demostrado e históricamente infundado de que se trataba de fórmulas recientes, nuevas, individualistas y litúrgicamente aberrantes, la Misa "de Pablo VI" abolió el Ofertorio... (Sin embargo) disponemos de manuscritos que prueban lo erróneo del análisis: el "Suscipe Sancte Pater", el "Deus, qui humanae substantiae", el "Offerimus tibi Domine", el texto "In spititu humilitatis", el "Veni sanctificator", el "Suscipe sancta Trinitas", son plegarias atestiguadas por manuscritos del siglo IX. No es necesario escribir mucho para demostrar que, con el Novus Ordo, algo íntimamente ligado a lo esencial y enraizado en la Tradición, ha disminuído".

segunda-feira, 18 de setembro de 2017

TESTIMONI DELLE FEDE: don Divo Barsotti

VIAGGIO SPIRITUALE di Tommaso Nuovo

TESTIMONI DELLE FEDE: don Divo Barsotti

Don Divo Barsotti
Don Divo Barsotti
DON DIVO BARSOTTI

Divo Barsotti nacque a Palaia, in provincia di Pisa, il 25 aprile 1914. Entrò in Seminario all’età di 11 anni e vi rimase fino all’ordinazione sacerdotale che avvenne il 18 luglio 1937. Negli anni di guerra fu rimandato a casa e poi nell’ottobre del 1945 si trasferì a Firenze. In quel periodo diede vita ad un gruppo che chiamò “Comunità dei figli di Dio”: ai suoi membri propose di vivere una speciale consacrazione a Dio. Nella primavera del 1956 si spostò nella Casa San Sergio a Settignano, sulle colline di Firenze, dove rimase fino alla morte. La novità di quel periodo (anni ’60) fu la formazione di un gruppo di giovani – che arrivò ad essere di otto, nove elementi – che lasciarono ogni cosa e andarono a vivere con lui a Settignano. Tali discepoli costituirono la “vita comune” della Comunità, e si diedero a vivere con don Divo, superiore della stessa, una vera e propria vita monastica, assai austera. Nel 1965 ci fu un momento di crisi, quando tutti i suoi giovani lo abbandonarono. Ma negli anni ’80 si ricostituì attorno a don Divo la vita comune della Comunità, questa volta anche con l’elemento femminile. Il 6 gennaio 1984 l’Arcivescovo di Firenze diede il riconoscimento canonico alla Comunità, costituendola ufficialmente nella Chiesa. Don Divo morì il 15 febbraio 2006.

Al Meeting internazionale organizzato come ogni anno a Rimini in agosto, Comunione e Liberazione ha dedicato nel 2007 una mostra a una personalità cristiana immeritatamente poco nota, eppure grandissima: "Divo Barsotti, l'ultimo mistico del '900".
Divo Barsotti – morto a 92 anni d'età il 15 febbraio del 2006 nel suo eremo di San Sergio a Settignano, sopra Firenze – fu sacerdote, teologo, fondatore della Comunità dei Figli di Dio e insigne mistico e maestro spirituale.LEGGERE...

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  • La necessità della preghiera di Sant'Alfonso Maria de LiguoriEPUB MOBI HTML
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  • Il mio ideale Gesù figlio di Maria di p. Emilio NeubertEPUB MOBI HTML
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Biografie di santi, Visioni, Profezie, Rivelazioni

  • La Misericordia Divina nella mia anima - Diario di Santa suor Faustina KowalskaEPUB MOBI HTML
  • L'Araldo del Divino Amore di Santa Gertrude di HelftaEPUB MOBI HTML
  • La vita di Maria della Beata Anna Caterina EmmerickEPUB MOBI HTML
  • La Passione di Nostro Signore della Beata Anna Caterina EmmerickEPUB MOBI HTML
  • Le visioni della Beata Anna Caterina EmmerickEPUB MOBI HTML
  • La Mistica Città di Dio di Suor Maria d'AgredaEPUB MOBI HTML
  • I sogni di San Giovanni BoscoEPUB MOBI HTML
  • Vita di Santa Margherita Maria Alacoque (scritta da lei stessa)EPUB MOBI HTML
  • I primi nove venerdì del mese - la grande promessaEPUB MOBI HTML
  • Diario di Santa Gemma GalganiEPUB MOBI HTML
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  • Colui che parla dal fuoco - Suor Josefa MenendezEPUB MOBI HTML
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  • Diario di Edvige CarboniEPUB MOBI HTML
  • Rimanete nel mio amore - Suor Benigna Consolata FerreroEPUB MOBI HTML
  • Il Sacro Cuore e il Sacerdozio. Biografia di Madre Luisa Margherita Claret de la ToucheEPUB MOBI HTML
  • Figlia del dolore Madre di amore - Alexandrina Maria da CostaEPUB MOBI HTML
  • Il piccolo nulla - Vita della Beata Maria di Gesu CrocifissoEPUB MOBI HTML
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Novissimi

Patristica

  • Scritti dei primi cristiani (Didachè, Lettera a Diogneto, Papia di Gerapoli)EPUB MOBI HTML
  • I padri apostolici (S.Clemente Romano,S.Ignazio di Antiochia,Il Pastore d'Erma, S.Policarpo di Smirne)EPUB MOBI HTML
  • I padri della chiesa: Scritti di Sant'AgostinoEPUB MOBI HTML
  • I padri della chiesa: Sant'Agostino, la città di DioEPUB MOBI HTML
  • I padri della chiesa: Sant'Agostino, le confessioniEPUB MOBI HTML
  • I padri della chiesa: Clemente Alessandrino,Sant'Ambrogio, Sant'Anselmo, San Benedetto,San Cirillo di GerusalemmeEPUB MOBI HTML
  • I padri della chiesa: San Giustino, San Leone Magno, Origene, Cirillo d'Alessandria, San Basilio, Atenagora di Atene, Rufino di Aquileia,Guigo il CertosinoEPUB MOBI HTML
  • I padri della chiesa: San Giovanni CrisostomoEPUB MOBI HTML
  • I padri della chiesa: San Gregorio di NissaEPUB MOBI HTML
  • I padri della chiesa: Quinto Settimio Fiorente TertullianoEPUB MOBI HTML
  • I padri del deserto: Evagrio Pontico, Sant'Antonio AbateEPUB MOBI HTML
  • I padri esicasti : La preghiera del Cuore,Gregorio il sinaita,Niceforo il solitario, San Barsanufio e Giovanni, Pseudo MacarioEPUB MOBI HTML

Sacramenti e vita cristiana

Altri libri

  • La Divina Commedia (Inferno, Purgatorio, Paradiso) di Dante AlighieriEPUB MOBI HTML
  • La storia d'Italia di San Giovanni BoscoEPUB MOBI HTML
  • I testimoni di Geova di Don Vigilio Covi